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Fondazione

La Traviata



Opera in tre atti di Francesco Maria Piave
dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio

Musica di

Giuseppe Verdi



Personaggi ed Interpreti

Violetta Yolanda Auyanet
Alfredo Germont Jean-François Borras
Giorgio Germont Damiano Salerno
Flora Marianna Vinci
Gastone Saverio Pugliese
Barone Douphol Mirko Quarello
Dottor Grenvil Luciano Leoni
Annina Mila Pavlova
Marchese D'Obigny Pasquale Amato

direttore

Pietro Mianiti



regia

Andrea Cigni



scene Dario Gessati
costumi Agnese Rabatti
light designer Fiammetta Baldiserri

nuovo allestimento

CORO DEL CIRCUITO LIRICO LOMBARDO
maestro del coro Antonio Greco

ORCHESTRA LIRICA I POMERIGGI MUSICALI

Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo: Ponchielli di Cremona, Grande di Brescia, Sociale di Como, Fraschini di Pavia

Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853
Prima rappresentazione al Teatro di Cremona: stagione estiva 1856
Ultima rappresentazione al Teatro A. Ponchielli: stagione 2004


Aderendo allo spirito romantico, con La Traviata Giuseppe Verdi rinuncia al linguaggio delle convenzioni, abbandona ogni riferimento al fantastico, per concentrare il suo sguardo e la sua ispirazione sul presente, sul quotidiano del mondo che lo circonda, e per farlo sceglie un tema che arriva immediatamente ai cuori, quello del sacrificio d’amore. Con Traviata dunque la sostanza moderna realistica e borghese, il tessuto umano direttamente vissuto fanno il loro ingresso sul palcoscenico del melodramma. Nell’opera sono identificabili la polemica contro la società borghese e il ritratto spietato dei costumi della Parigi ottocentesca: ma la critica di costume è solo un elemento secondario del capolavoro verdiano, perché al centro c’è Violetta, con la sua straordinaria capacità di amare e con la forza del suo sentimento corroborato attraverso la passione e la rinuncia. Per la prima volta nella storia del teatro in musica è l’elemento psicologico che domina sia il canto che lo strumentale, e dopo l’effusione d’amore del primo atto e il susseguirsi degli accadimenti del secondo, il terzo atto, “con la preminenza del recitativo quasi parlato è storicamente una prova capitale di psicologismo romanzesco” (Duilio Courir).
Per un melodramma dal forte impatto popolare, ricco di storiche regie che hanno quasi indissolubilmente legato gli aspetti visivi a quelli poetici e musicali, è stato affidato un nuovo allestimento ad un regista giovane ma ormai esperto, ricco di cultura, attento alla tradizione ma anche portatore di un linguaggio originale e innovativo. Andrea Cigni affronta il difficile compito forte di una carriera costruita in gran parte all’interno del Teatro A. Ponchielli e del Circuito Lirico Lombardo: dall’Andromeda liberata e dall’Orfeo monteverdiano firmati per il Festival di Cremona, alle regie del dittico The Medium e Gianni Schicchi e della Figlia del reggimento; ma Cigni è anche autore di un Paride ed Elena per i Teatri toscani e dell’Aida con le scene di Igor Mitoraj presentata nel 2009 ai giardini fiorentini di Boboli. Il cast vocale è importante come si conviene al titolo: accanto a Iolanda Auyanet ne ruolo di Violetta, le due parti maschili sono affidate a Damiano Salerno per Germont padre e per Alfredo ad un giovane tenore francese, Jean-François Borras, che costituisce un “incontro” felice per il pubblico del Circuito Lombardo.
Sul podio la presenza rassicurante di Pietro Mianiti, che ha già portato al successo numerose produzioni dei Teatri lombardi. Dopo essersi perfezionato quale violista all’Accademia Stauffer, Mianiti ha avviato una brillante carriera di direttore, che l’ha reso familiare al pubblico dei principali teatri d’opera italiani.


LA TRAMA

ATTO PRIMO
A Parigi, nella lussuosa casa di Violetta Valéry, cortigiana d’alto bordo, è in corso una festa. Tra i presenti, per la prima volta, c’è il giovane Alfredo Germont: ha chiesto all’amico Gastone di essere introdotto, perché da qualche tempo è segretamente innamorato della padrona di casa. Costei si è accorta delle attenzioni del giovane e vi risponde schernendosi ironicamente. Gastone propone un brindisi e invita Alfredo a formularlo. Rivolto a tutta la compagnia, in realtà il brindisi diventa un duetto di sottintesi tra il giovane e Violetta. Intanto nell’attiguo salone si aprono le danze e tutti vi si dirigono, eccetto Violetta costretta ad arrestarsi per un violento colpo di tosse; per assisterla resta con lei Alfredo. Così rimangono soli e le profferte del giovane si fanno più serrate. La donna da parte sua ribadisce di esser disposta solo all’amicizia. Il colloquio è interrotto da Gastone. Ottenuto un appuntamento per il giorno dopo, Alfredo se ne va, mentre Violetta rimasta sola medita, turbata, sulle sue parole d’amore: forse, pensa, è arrivato anche per lei il momento di un amore vero e reciproco. Poi, come timorosa di illudersi troppo, riafferma la sua indipendenza da ogni legame, la dedizione alla libertà e ai piaceri dei sensi.

ATTO SECONDO
Siamo in una casa di campagna nei dintorni di Parigi. Entra Alfredo, depone il fucile da caccia e canta la sua gioia per i tre mesi sereni trascorsi con l’amata Violetta. Ma subito la sua felicità s’incrina, quando scorge la domestica Annina rientrare da Parigi e viene a sapere che è stata mandata dalla signora a vendere cavalli, cocchi e quant’altro lei possieda: la coppia sta spendendo troppo. Resosi conto della situazione, Alfredo decide di correre in città per cercare i soldi. Intanto sopraggiunge Violetta. È tranquilla e felice, apre la posta che le arriva da Parigi; sorride agli inviti dei vecchi amici che la reclamano a feste che a lei ormai non interessano più, quando le annunciano l’arrivo di un signore. È il padre di Alfredo, Giorgio Germont. Costui prima l’accusa di rovinare economicamente il figlio; poi, quando Violetta gli mostra, documenti alla mano, che è lei che si sta rovinando, cambia il tono recriminatorio in rammarico e le dice di avere una figlia in procinto di sposarsi, ma il futuro genero ha deciso di lasciarla se Alfredo non interrompe il vergognoso rapporto. Violetta cerca un compromesso, come allontanarsi dall’amato per un po’ di tempo, ma Germont insiste: dovrà lasciarlo per sempre. La donna allora esterna tutta la forza del suo sentimento e gli dice che preferirebbe morire. Ma il vecchio finisce col convincerla: farà credere all’amato di non poter lasciare la vita di prima. Chiede soltanto una grazia al genitore: che un giorno Alfredo, quando lei sarà morta, conosca la verità. Ormai sola, Violetta comincia a scrivere la lettera che la condannerà, ma viene interrotta dal rientro di Alfredo. Egli le chiede che cosa stia scrivendo e a chi, ma è turbato perché ha saputo dell’arrivo del padre. Violetta è sconvolta, parla e piange, poi esplode in un urlo d’amore e corre in giardino. Poco dopo ad Alfredo viene recapitata una lettera, quella di Violetta; la legge e, disperato, si abbandona nelle braccia del padre rimasto nei pressi. Germont tenta di convincere il figlio a tornare a casa. Ma questi lo respinge, non lo ascolta, pensa a un probabile rivale (il barone Douphol), fugge a precipizio per raggiungere la donna e vendicarsi dell’abbandono.
Siamo ora nel palazzo di Flora, l’amica di Violetta, nel pieno di una festa in maschera. Ci sono signore vestite da zingare e signori abbigliati da toreri. E tutti sanno già che i due amanti rifugiatisi in campagna si sono separati. Tuttavia l’arrivo alla festa di Alfredo coglie di sorpresa i presenti. Poco dopo arriva anche Violetta, al braccio di Douphol. L’incontro è imbarazzante, la tensione è estrema. Alfredo vince al gioco tutti, perfino il suo rivale barone. Viene annunciata la cena e i convitati si recano in sala da pranzo. Violetta chiama in disparte Alfredo, cerca di giustificare il suo comportamento ma, per non svelare la trama paterna, è costretta a mentire, a dichiarare che ama il barone. Infuriato, il giovane invita tutti gli altri ad ascoltarlo e alla loro presenza denuncia la donna, gettandole ai piedi con disprezzo una borsa di denari. Per un gesto così volgare unanime è la riprovazione, a cui si unisce quella del padre Germont entrato appena in tempo per assistere alla scena.

ATTO TERZO
La tubercolosi ormai, come dirà il medico ad Annina, non accorda a Violetta che poche ore. Accanto a lei vigila la fedele domestica; in seguito arriva il dottore. Fuori il carnevale impazza, si sentono i canti e le danze. Violetta si consola leggendo e rileggendo la lettera ricevuta da Germont, che la informa del duello tra il barone e suo figlio, in cui il primo è rimasto ferito ma lievemente; inoltre le scrive che Alfredo ora sa la verità sul suo sacrificio e che dall’estero sta tornando precipitosamente da lei. E lei aspetta tra speranza, timore e la consapevolezza che ormai è troppo tardi. Torna Annina in grande agitazione, e non fa a tempo ad annunciarle l’arrivo dell’amante che lui entra e l’abbraccia. Alla commozione e alla gioia segue un duetto di illuso ottimismo. Violetta vorrebbe alzarsi e partire subito, ma le forze la tradiscono e ricade sul canapè. Sopraggiunge anche Germont, pieno di rimorsi. Poi Violetta lascia nelle mani dell’amato un suo ritratto dei tempi migliori. Per un attimo sembra riprendersi; invece muore tra le braccia di Alfredo.


Le altre recite


26 e 28 novembre, Teatro Fraschini di Pavia
10 e 12 dicembre, Teatro Grande di Brescia
15 e 17 dicembre, Teatro Sociale di Como


Data
Ora
Luogo/Turno
mer 1 dicembre 2010 20.30 turno A
ven 3 dicembre 2010 20.30 turno B
dom 5 dicembre 2010 15.30 fuori abbonamento


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