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LUIGI CHERUBINI 1760 – 1842
Nel 250° anniversario della nascita del compositore
Medea
Tragedia in tre atti di François Benoît Hoffmann
Versione italiana di Carlo Zangarini
Musica di Luigi Cherubini
Personaggi ed Interpreti
Creonte Luca Tittoto
Glauce Eleonora Buratto
Giasone Lorenzo Decaro
Medea Maria Billeri
Neris Alessandra Palomba
Prima ancella Arianna Ballotta
Seconda ancella Maria Letizia Grosselli
direttore Antonio Pirolli
regia Carmelo Rifici
scene Guido Buganza
costumi Margherita Baldoni
light designer Paolo Calafiore
coreografie e assistente alla regia Alessio Maria Romano
nuovo allestimento
CORO DEL CIRCUITO LIRICO LOMBARDO
maestro del coro Antonio Greco
ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo: Ponchielli di Cremona, Grande di Brescia, Sociale di Como, Fraschini di Pavia
Prima rappresentazione: Parigi, Théâtre Feydeau, 13 marzo 1797
Prima rappresentazione della versione italiana: Milano, Teatro alla Scala, 30 dicembre 1909
L’opera non è mai stata rappresentata al Teatro A. Ponchielli
Da quando Euripide la mise in scena nel 431 a.C. nel teatro ateniese di Dioniso, la tragedia di Medea, una delle più cupe nell’universo del mito antico, ha offerto spunti di ispirazione al teatro, alla pittura, al cinema. Consegnato al melodramma dalla intensa rivisitazione di Luigi Cherubini, il mito della maga della Colchide ha vissuto una delle reincarnazioni più drammaticamente vere, in epoca moderna, nella figura di Maria Callas: dapprima interprete dell’opera di Cherubini al Maggio Musicale Fiorentino e al Teatro alla Scala (1953) per la regia di Luchino Visconti, e poi della versione cinematografica firmata da Pier Paolo Pasolini nel 1969.
Una riproposizione del melodramma di Cherubini, dunque, pur prescindendo necessariamente da questi precedenti, deve offrire una chiave di lettura che possa risultare originale nella proposta e avvincente sul piano drammaturgico. Per questo la scelta registica è caduta su una delle figure di punta della regia teatrale d’oggi in Italia, Carmelo Rifici, che in questa occasione fa il suo ingresso nel mondo del melodramma. Dopo un avvio di carriera come attore, Rifici ha debuttato nella regia nel 2001. E’ del 2004 l’avvio della sua collaborazione con Luca Ronconi, che gli ha passato il testimone nell’ambito delle produzioni del Piccolo Teatro di Milano. Carmelo Rifici si avvale, per l’allestimento di Medea, della collaborazione di Guido Buganza, giovane scenografo cremonese, che ha così l’occasione di lavorare per il Teatro della sua città. Decisamente importante il cast vocale: da Maria Billeri, nell’impervio ruolo del titolo, a Eleonora Buratto (Glauce) e Alessandra Palomba (Neris), da Lorenzo Decaro (Giasone) a Luca Tittoto (Creonte).
A dirigere Medea è stato chiamato Antonio Pirolli. Direttore di solida preparazione e di vasta esperienza, Pirolli vanta un ricco repertorio, con una predilezione per l’Ottocento italiano e per l’opera francese. Direttore musicale al Teatro dell’Opera di Ankara dal 1995 al 2001, in Italia ha diretto al Teatro alla Scala, all’Opera di Roma, al Carlo Felice di Genova, al Maggio Musicale Fiorentino.
LA TRAMA
L’azione si svolge a Corinto, all’epoca del mito.
ATTO PRIMO
Atrio nella reggia di Creonte.
Glauce parla con le sue ancelle: alla vigilia delle proprie nozze con Giasone, il conquistatore del vello d’oro, è triste e turbata perché teme la vendetta di Medea, la maga che aiutò Giasone nella sua impresa, tradendo il padre Eeta e il popolo della Colchide e uccidendo il fratello Absirto. Giasone aveva sposato Medea, dalla quale aveva avuto due figli, ma aveva poi deciso di abbandonarla, stanco della sua crudeltà, per unirsi in matrimonio con Glauce. Di qui i timori di Glauce e i vani tentativi che le ancelle fanno per rassicurarla. Sopraggiungono Creonte e Giasone, accompagnati da Argonauti, soldati e popolo di Corinto: alla marcia e al coro festoso di questi si contrappongono le ansie di Glauce, che Creonte e Giasone cercano di placare. Giasone esprime la sua soddisfazione per essersi liberato di Medea e la sua gioia per il nuovo matrimonio. Creonte invoca la protezione degli dei sugli sposi, mentre alle sue parole fanno eco Glauce, Giasone e il coro. Ma il capo delle guardie annunzia che una donna dall’aspetto misterioso, tutta velata, si è presentata alle soglie del palazzo. La donna appare e rivela di essere Medea, proferendo poi frasi minacciose. Creonte, sdegnato, la scaccia. Inutilmente Medea implora Giasone, rimpiangendo il tempo passato. Egli la respinge ed allora Medea lo maledice, preannunciando una orribile vendetta.
ATTO SECONDO
Ala del palazzo di Creonte con scalea, alla cui estremità è un vasto porticato che conduce al tempio di Giunone.
Medea è sempre più furente. Invano l’ancella Neris tenta di condurla lontano dalla reggia. Entra Creonte con il seguito e di nuovo ordina a Medea di lasciare la città, ma Medea lo supplica di poter restare ancora un giorno; Creonte finisce per acconsentire. Neris esprime commossa la sua solidarietà per Medea. Medea, che comincia a meditare di uccidere i figli per punire Giasone, si rivolge a lui, fingendosi rassegnata alla sua sorte, ma chiedendogli di poter passare l’ultimo giorno concessole da Creonte insieme ai figli; Giasone acconsente. A Neris Medea ordina di prendere un diadema e un peplo magici, a lei donati da Apollo, e di portarli come dono di nozze a Glauce. Mentre nel tempio la corte e il popolo assistono ad un sacrificio in onore di Giunone, ella dà sfogo al suo dolore e infine si lancia verso l’ara, ne strappa una fiaccola e, agitandola sinistramente nell’aria, si allontana insieme a Neris.
ATTO TERZO
Luogo montuoso: nel fondo un tempio, da un lato un fianco della reggia di Creonte.
Medea è ormai decisa ad uccidere i figli. Neris esce dal palazzo, dove ha consegnato i doni a Glauce, tenendo per mano i due bambini. Questi si avvicinano alla madre e Medea, combattuta fra l’amore e il desiderio di vendetta, afferra un pugnale, ma poi lo lascia cadere, abbraccia i figli e ordina a Neris di portarli in salvo. Il finale si apre con un altro violento sfogo di Medea. Poi un grande lamento si diffonde dalla reggia. Giasone, con il seguito, irrompe nella scena: Glauce è morta, uccisa dai doni che le ha inviato Medea, e Giasone ne piange la tragica fine, mentre il popolo chiede vendetta. Medea, che si era rifugiata nel tempio, riappare, preceduta da un concitato allarme di Neris: ella è contornata da tre Eumenidi e brandisce il pugnale insanguinato con il quale ha ucciso i suoi figli. A Giasone, annientato dal dolore, Medea grida che la sua ombra lo aspetterà presto nell’Averno. Quindi la donna è avvolta da una grande vampata di fiamme proveniente dal tempio ed il popolo fugge terrorizzato.
Le altre recite
8 e 10 ottobre, Teatro Grande di Brescia
15 e 17 ottobre, Teatro Fraschini di Pavia
21 e 23 ottobre, Teatro Sociale di Como
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