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La voix humaine
tragédie lyrique in un atto di Jean Cocteau
musica di Francis Poulenc
L'opera viene rappresentata in lingua originale con sopratitoli in italiano
Personaggi ed Interpreti
Une jeune femme Charlotte Riedijk
Pagliacci
dramma in un prologo e due atti
Parole e musica di Ruggero Leoncavallo
Personaggi ed Interpreti
Nedda, attrice di fiera, moglie di Canio Esther Andaloro
Canio, capo della compagnia Mickael Spadacini
Tonio, lo scemo commediante, gobbo Ivan Inverardi
Peppe, commediante Giulio Pelligra
Silvio, campagnolo Enrico M. Marabelli
Matteo Beltrami, direttore
Leo Muscato, regia
Antonio Panzuto, scene
Monica Iacuzzo, costumi
Alessandro Verazzi, light designer
nuovo allestimento
CORO DI VOCI BIANCHE DELL'ISTITUTO PAREGGIATO "C.MONTEVERDI" DI CREMONA
diretto da Raul Dominguez
CORO DEL CIRCUITO LIRICO LOMBARDO
maestro del coro Antonio Greco
ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo: Grande di Brescia, Sociale di Como, Ponchielli di Cremona, Fraschini di Pavia, della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e Teatro Comunale di Ferrara
Un testo letterario di grande impatto emotivo, dovuto alla firma di Jean Cocteau e messo in musica da Francis Poulenc a metà del secolo passato, offre il destro a Tiziana Fabbricini per mettere in mostra tutte le doti di interprete vocale e di attrice: La voix humaine è una telefonata, nel corso della quale una giovane donna e il suo amante – che non appare in scena, ma che è evocato dall’incalzare del discorso della donna e dalle sue pause –, decidono di interrompere il loro rapporto, non senza averne ripercorso, tra rimpianti e risentimenti, tutta la storia.
LA TRAMA
Un uomo e una donna che si sono amati decidono di lasciarsi per sempre. Per l’ultimo colloquio, quello dell’addio, scelgono il telefono. Dei due amanti, si sente solo la voce della donna, che passa da momenti di intensa tenerezza ad
altri carichi di passione, ed anche di violenza. L’uomo, dall’altro capo del filo, resta invisibile per tutto il tempo. La sua presenza e la sua partecipazione al dialogo vengono evocate solamente dalle pause nel parlare della donna.
Talvolta il concitato colloquio si interrompe, ma nessuno dei due ha il coraggio di troncare questa ultima e disperata conversazione. Incertezze, dubbi, proteste, toni di falsa indifferenza, implorazioni, accenti di cupa disperazione... Infine la donna, esausta, si getta sul letto e il telefono è l’ultimo tenue legame con l’amante. Aggrappata all’apparecchio, la donna lo
scongiura di riattaccare e il dramma finisce fra grida e parole soffocate, mentre il ricevitore abbandonato cade a terra.
Pagliacci
di Ruggero Leoncavallo
Prima rappresentazione: Milano, Teatro Dal Verme, 21 maggio 1892
Prima rappresentazione al Teatro di Cremona: stagione di Carnevale 1893-94
Ultima rappresentazione al Teatro A. Ponchielli: stagione 1968-69
Una compagnia di prim’ordine porta in scena la vicenda amara dei Pagliacci, un dramma – teatro nel teatro – in cui i personaggi, quelli veri e quelli della finzione, sono tormentati da gelosia, risentimento e odio. Mickael Spadacini mostrerà l’acquisita maturità vocale dopo gli ottimi esiti nella Carmen della passata stagione mentre Ivan Inverardi, uno dei migliori baritoni italiani, che ai grandi successi nei principali ruoli del suo registro, intende aggiungere ora anche quello in Tonio, che debutta a Cremona.
Laureato in lettere e filosofia, attore nella compagnia di Luigi De Filippo, Leo Muscato ha poi studiato regia alla Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Nel 2007 al Piccolo Teatro di Milano l’Associazione nazionale dei Critici teatrali gli ha assegnato il premio della critica 2007 come miglio regista emergente. Nell’ambito del teatro di prosa ha firmato, tra le altre, le regie del Gabbiano di Cechov e di Casa di bambola (L’altra Nora) di Ibsen.
Violinista, Matteo Beltrami ha debuttato come direttore a vent’anni, collezionando poi una serie di successi in numerosi teatri italiani, oltre a svolgere attività didattica nei conservatori. La consacrazione definitiva è arrivata nel maggio 2008, quando ha diretto La Cenerentola di Rossini al Festival di Spoleto/Charleston (U.S.A.). Nell’autunno dello stesso anno si è fatto applaudire nei Teatri del Circuito lombardo con il dittico La Medium di Menotti e Gianni Schicchi di Puccini.
LA TRAMA
PROLOGO
Tonio, attore di una compagnia di comici di giro, annuncia al pubblico che lo spettacolo sta per iniziare; dietro la finzione scenica – egli dice – si nascondono passioni autentiche, perché il teatro nasce sempre dalla realtà.
ATTO PRIMO
In un paese del sud l’arrivo di una compagnia di comici è salutato festosamente dalla gente del luogo (“Son qua! Ritornano”). Tonio porge una mano a Nedda, la moglie del capocomico, per aiutarla a scendere dal carrozzone, ma è duramente investito da Canio che lo scaccia in maniera brusca, non tollerando che, al di fuori dalla finzione scenica,
qualcuno possa corteggiare sua moglie (“Un tal gioco, credetemi, è meglio non giocarlo”).
I comici si allontanano per andare all’osteria; Nedda rimane sola ed è turbata
dalle parole del marito (“Qual fiamma avea nel gurdo!”), ma poi si abbandona alla contemplazione della natura (“Stridono lassù). Ad un tratto le si avvicina Tonio che le confessa il suo amore (“So ben che difforme”), ma Nedda lo respinge, e alle sue insistenze lo colpisce con una frustata in viso. Truce, Tonio si allontana, ma non cessa di spiare la donna e la scopre a colloquio con Silvio, un abitante del villaggio, suo amante, che le chiede di fuggire con lui (“E fra quest’ansie in eterno vivrai”). Nedda, non sicura di sé, esita (“Non mi tentar!”), ma poi promette al giovane di raggiungerlo
dopo lo spettacolo (“E allor perché, di’, tu m’hai stregato”). Il colloquio tra i due è bruscamente interrotto da Canio, avvertito da Tonio. Silvio riesce a fuggire senza essere riconosciuto e Nedda si rifiuta di rivelarne il nome. Al momento di iniziare lo spettacolo Canio deve nascondere la sua ira sotto la maschera di Pagliaccio (“Recitar!...mentre preso dal delirio [...] Ridi, Pagliaccio”).
ATTO SECONDO
Comincia lo spettacolo (“Presto, affrettiamoci”), accompagnato dai rumorosi commenti del pubblico, in mezzo al quale c’è anche Silvio. Dopo una galante serenata (“O Colombina, il tenero fido Arlecchin”), Peppe, nelle vesti di Arlecchino, ha un convegno d’amore con Nedda che sostiene la parte di Colombina. Irrompe Canio nella parte di Pagliaccio, marito di Colombina, e Arlecchino fugge. Canio, trovatosi nella stessa situazione appena prima vissuta nella realtà, è frastornato e non capisce più il confine tra la finzione scenica e il suo dramma personale (“No, Pagliaccio non son”);
ripensa alla vita dedicata alla donna che non l’ha corrisposto (“Sperai, tanto il delirio”).
Gettandosi su Nedda, le chiede il nome dell’amante, e poiché la donna rifiuta
di parlare, la colpisce a morte con una coltellata. Silvio si precipita sul palcoscenico per soccorrere Nedda e Canio uccide anche lui; poi si rivolge al pubblico e mormora sgomento: “la commedia è finita”.
Le altre recite:
13 e 15 novembre, Teatro Sociale di Como
20 e 22 novembre, Teatro Grande di Brescia
[27 e 29 novembre, Teatro Pergolesi di Jesi]*
[4 e 6 dicembre, Teatro Comunale di Ferrara]*
9 e 11 dicembre, Teatro Fraschini di Pavia
*Recite con l'Orchestra Regionale delle Marche
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